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sabato 25 aprile 2009

San Marco

Nonostante gli anni che stiamo vivendo mi pareva assurdo scrivere qualcosa sul 25 aprile.
Dopo la visione del Tg1 serale non più così assurdo.
I ggiovani vengono intervistati sul significato di questo giorno. Le risposte sono state...mi mancano le parole.
E quindi cito, colpito dalla disarmante assenza di vergogna:

Ragazzo: "Non so cosa si festeggi. So che non c'è scuola. E questo è l'importante!"
(forse se ci andassi a scuola...saresti un esperto di creazionismo)

Ragazza 1: "E' la festa dei lavoratori"
Ragazza 2: "Non è la mia festa... io non lavoro!"
(la battuta giusta al momento giusto)

Ragazza: "Cosa significa? Non mi significa niente, non ero nata!"
(applausi a scena aperta!)

Arrivato a questo punto però mi sento, come dire... ehm... obbligato (?) a fare il paio col servizio precedente. E cioè le dichiarazioni del presidente del consiglio su questa giornata di campagna elett...scusate, festa in Abruzzo (ma cosa è successo alla Sardegna che amava tanto? Noente! Ecco la risposta).
Dopo l'idea di equiparare ai Partigiani i repubblichini arriva il vero colpo di teatro: "i tempi sono maturi perchè la festa della liberazione diventi la festa della libertà".

Mi pare non ci sia nient'altro da aggiungere.
Tranne, forse:

E questo è il fiore di un partigiano
Morto per la libertà

che forse non mi appartiene ma che oggi dedico a mio nonno e a mio padre.

domenica 19 aprile 2009

Nome in codice Silvan



Silvan finalmente viene fuori allo scoperto: è lui il capo della resistenza!

martedì 10 febbraio 2009

Tutte le strade portano a Roma

NON POTEVA ESSERCI SCEMPIO PIU' ATROCE
di Eugenio Scalfari

Il caso Englaro appassiona molto la gente poiché pone a ciascuno di noi i problemi della vita e della morte in un modo nuovo, connesso all'evolversi delle tecnologie. Interpella la libertà di scelta di ogni persona e i modi di renderla esplicita ed esecutiva. Coinvolge i comportamenti privati e le strutture pubbliche in una società sempre più multiculturale. Quindi impone una normativa per quanto riguarda il futuro che garantisca la certezza di quella scelta e ne rispetti l'attuazione.

Ma il caso Englaro è stato derubricato l'altro ieri da simbolo di umana sofferenza e affettuosa pietà ad occasione politica utilizzabile e utilizzata da Silvio Berlusconi e dal governo da lui presieduto per raggiungere altri obiettivi che nulla hanno a che vedere con la pietà e con la sofferenza. Non ci poteva essere operazione più spregiudicata e più lucidamente perseguita.

Condotta in pubblico davanti alle televisioni in una conferenza stampa del premier circondato dai suoi ministri sotto gli occhi di milioni di spettatori.
Non stiamo ricostruendo una verità nascosta, un retroscena nebuloso, una opinabile interpretazione. Il capo del governo è stato chiarissimo e le sue parole non lasciano adito a dubbi. Ha detto che "al di là dell'obbligo morale di salvare una vita" egli sente "il dovere di governare con la stessa incisività e rapidità che è assicurata ai governanti degli altri paesi".

Gli strumenti necessari per realizzare quest'obiettivo indispensabile sono "la decretazione d'urgenza e il voto di fiducia"; ma poiché l'attuale Costituzione semina di ostacoli l'uso sistematico di tali strumenti, lui "chiederà al popolo di cambiare la Costituzione".

La crisi economica rende ancor più indispensabile questo cambiamento che dovrà avvenire quanto prima.
Non ci poteva essere una spiegazione più chiara di questa. Del resto non è la prima volta che Berlusconi manifesta la sua concezione della politica e indica le prossime tappe del suo personale percorso; finora si trattava però di ipotesi vagheggiate ma consegnate ad un futuro senza precise scadenze. Il caso Englaro gli ha offerto l'occasione che cercava.

Un'occasione perfetta per una politica che poggia sul populismo, sul carisma, sull'appello alle pulsioni elementari e all'emotività plebiscitaria.

Qui c'è la difesa di una vita, la commozione, il pianto delle suore, l'anatema dei vescovi e dei cardinali, i disabili portati in processione, le grida delle madri. Da una parte. E dall'altra i "volontari della morte", i medici disumani che staccano il sondino, gli atei che applaudono, i giudici che si trincerano dietro gli articoli del codice e il presidente della Repubblica che rifiuta la propria firma per difendere quel pezzo di carta che si chiama Costituzione.

Quale migliore occasione di questa per dare la spallata all'odiato Stato di diritto e alla divisione dei poteri così inutilmente ingombrante? Non ha esitato davanti a nulla e non ha lesinato le parole il primo attore di questa messa in scena. Ha detto che Eluana era ancora talmente vitale che avrebbe potuto financo partorire se fosse stata inseminata. Ha detto che la famiglia potrebbe restituirla alle suore di Lecco se non vuole sottoporsi alle spese necessarie per tenerla in vita.

Ha detto che i suoi sentimenti di padre venivano prima degli articoli della Costituzione. E infine la frase più oscena: se Napolitano avesse rifiutato la firma al decreto Eluana sarebbe morta.

Eluana scelta dunque come grimaldello per scardinare le garanzie democratiche e radunare in una sola mano il potere esecutivo e quello legislativo mentre con l'altra si mette la museruola alla magistratura inquirente e a quella giudicante.

Questo è lo spettacolo andato in scena venerdì. Uno spettacolo che è soltanto il principio e che ci riporta ad antichi fantasmi che speravamo di non incontrare mai più sulla nostra strada.

Ci sono altri due obiettivi che l'uso spregiudicato del caso Englaro ha consentito a Berlusconi di realizzare.
Il primo consiste nella saldatura politica con la gerarchia vaticana; il secondo è d'aver relegato in secondo piano, almeno per qualche giorno, la crisi economica che si aggrava ogni giorno di più e alla quale il governo non è in grado di opporre alcuna valida strategia di contrasto.

Dopo tanto parlare di provvedimenti efficaci, il governo ha mobilitato 2 miliardi da aggiungere ai 5 di qualche settimana fa. In tutto mezzo punto di Pil, una cifra ridicola di fronte ad una recessione che sta falciando le imprese, l'occupazione, il reddito, mentre aumentano la pressione fiscale, il deficit e il debito pubblico. Di fronte ad un'economia sempre più ansimante, oscurare mediaticamente per qualche giorno l'attenzione del pubblico depistandola verso quanto accade dietro il portone della clinica "La Quiete" dà un po' di respiro ad un governo che naviga a vista.

Quando crisi ingovernabili si verificano, i governi cercano di scaricare le tensioni sociali su nemici immaginari. In questo caso ce ne sono due: la Costituzione da abbattere, gli immigrati da colpire "con cattiveria".

Il Vaticano si oppone a quella "cattiveria" ma ciò che realmente gli sta a cuore è mantenere ed estendere il suo controllo sui temi della vita e della morte riaffermando la superiorità della legge naturale e divina sulle leggi dello Stato con tutto ciò che ne consegue. Le parole della gerarchia, che non ha lesinato i complimenti al governo ed ha platealmente manifestato delusione e disapprovazione nei confronti del capo dello Stato ricordano più i rapporti di protettorato che quelli tra due entità sovrane e indipendenti nelle proprie sfere di competenza. Anche su questo terreno è in atto una controriforma che ci porterà lontani dall'Occidente multiculturale e democratico.

Nel suo articolo di ieri, che condivido fin nelle virgole, Ezio Mauro ravvisa tonalità bonapartiste nella visione politica del berlusconismo. Ha ragione, quelle somiglianze ci sono per quanto riguarda la pulsione dittatoriale, con le debite differenze tra i personaggi e il loro spessore storico.

Ci sono altre somiglianze più nostrane che saltano agli occhi. Mi viene in mente il discorso alla Camera di Benito Mussolini del 3 gennaio 1925, cui seguirono a breve distanza lo scioglimento dei partiti, l'instaurazione del partito unico, la sua identificazione con il governo e con lo Stato, il controllo diretto sulla stampa. Quel discorso segnò la fine della democrazia parlamentare, già molto deperita, la fine del liberalismo, la fine dello Stato di diritto e della separazione dei poteri costituzionali.

Nei primi due anni dopo la marcia su Roma, Mussolini aveva conservato una democrazia allo stato larvale. Nel novembre del '22, nel suo primo discorso da presidente del Consiglio, aveva esordito con la frase entrata poi nella storia parlamentare: "Avrei potuto fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli".

Passarono due anni e non ci fu neppure bisogno del bivacco di manipoli: la Camera fu abolita e ritornò vent'anni dopo sulle rovine del fascismo e della guerra.
In quel passaggio del 3 gennaio '25 dalla democrazia agonizzante alla dittatura mussoliniana, gli intellettuali ebbero una funzione importante.
Alcuni (pochi) resistettero con intransigenza; altri (molti) si misero a disposizione.

Dapprima si attestarono su un attendismo apparentemente neutrale, ma nel breve volgere di qualche mese si intrupparono senza riserve.
Vedo preoccupanti analogie. E vedo titubanze e cautele a riconoscere le cose per quello che sono nella realtà. A me pare che sperare nel "rinsavimento" sia ormai un vano esercizio ed una svanita illusione. Sui problemi della sicurezza e della giustizia la divaricazione tra la maggioranza e le opposizioni è ormai incolmabile. Sulla riforma della Costituzione il territorio è stato bruciato l'altro ieri.

E tutto è sciaguratamente avvenuto sul "corpo ideologico" di Eluana Englaro. Non ci poteva essere uno scempio più atroce.

_____


IL DIVERSO VALORE DI UN'ELUANA VIVA E DI UN'ELUANA MORTA
di Giulio Mozzi

Non ne ho le prove, ma immagino che al nostro governo non importi nulla della vita di Eluana Englaro. Il decreto tentato venerdì poteva essere tentato anche la settimana scorsa, o in un qualunque momento successivo all’ultima sentenza che ha dichiarato non contrario alla legge quanto ciò Beppino Englaro dichiarava di voler fare. Idem per la legge. Si potrebbe azzardare, addirittura, che il governo abbia deciso di agire in questo momento perché solo agendo in questo momento avrebbe avuta la certezza di fallire.

Un’Eluana viva, infatti, è di scarso valore. Non è - per dire - come un’operatrice umanitaria salvata dalle mani dei rapitori. Non può scendere dalla scaletta di un aeroplano e abbracciare il padre e il presidente del consiglio dei ministri. Non può fare, raggiante di felicità, una conferenza stampa. Non può apparire in televisione tra un padre anch’egli raggiante di felicità e un presidente del consiglio dei ministri fiero del suo operato. Ahimè: no. Un’Eluana viva non può che starsene lì, nel suo letto. E c’è sempre il problema di questo padre, che anche lui sta sempre lì, come una spina nel fianco.

Un’Eluana morta, invece, può avere grande valore. Si può dire: abbiamo fatto tutto quello che si poteva fare. Si può dire: vedete quanto sono cattivi i nostri avversari, che contro la legge e contro tutti hanno ammazzato questa ragazza? Si può dire: il padre è un assassino. Si può dire: d’ora in poi non succederà mai più. Certo: per poter dire questo, è necessario dare l’impressione che sia vero. E’ vero che questo governo ha fatto tutto quello che poteva fare per impedire la morte di Eluana? No: il decreto e/o la legge potevano essere tentati ancora settimane fa (o almeno il giorno prima, tanto da non dover far passare sabato e domenica prima di convocare il Parlamento…). Ma è questo il punto: proprio l’agire all’ultimo momento, proprio la drammatizzazione estrema che si produce agendo all’ultimo momento (fatevi il film, immaginate un montaggio alternato: mentre Eluana lentamente muore, a Roma tutti si battono alacremente per tentar di impedirne la morte; le immagini della stanza di Eluana, immersa nella penombra - una discreta musica d’organo in sottofondo, lei immobile nel letto -, si alternano a quelle del concitato e rumoroso agire di governanti, parlamentari e prelati…) può dare l’impressione che davvero il governo abbia fatto tutto quello che poteva fare. Ed è importante definire bene quali sono i cattivi (il padre assassino, il presidente della Repubblica che ha una “cultura della morte”, la Costituzione scritta dai comunisti…) e quali sono i buoni (il governo, la chiesa cattolica…).

E un’Eluana morta renderà molto di più di un’Eluana viva. Avrà un funerale, ad esempio. Immagino che Beppino Englaro tenterà di fare un funerale in forma privata. Ma i funerali, si sa, sono molto televisivi. Immaginate uno stuolo di autorità, di prelati, di persone comuni, che si presenti al funerale di Eluana. Immaginate - osate questa immaginazione! - un presidente del consiglio dei ministri che concede a Eluana i funerali di Stato. Immaginate una folla enorme. Immaginate un grido che percorre la folla: Mai più! Mai più! Immaginate un uomo che per farsi vedere e sentire si arrampica sul predellino di un’automobile, e grida: Se volete che non accada più, datemi il potere! Datemi tutto il potere!

Un’Eluana morta, dunque, sarà utile strumento per tentare un cambiamento della Costituzione in senso autoritario: perché al presidente del consiglio dei ministri interessa conquistare il potere di governare per decreti legge, con un Parlamento bue che li approva senza nemmeno discuterli. Tutto qui.

Bene ha detto, in questi giorni, il presidente del consiglio dei ministri: “Non voglio la responsabilità di questa morte”; che è cosa diversa dal dire: “Non voglio questa morte”. Io non ho prove, ma immagino che questa morte egli la voglia: purché la responsabilità sia di un altro. E Beppino Englaro che - mi pare - non ha mai cercato di togliersi di dosso responsabilità, è perfetto per essere questo altro.

sabato 31 gennaio 2009

Basta! Reprise

Sui giornali di oggi si leggono dichiarazioni del presidete Formigoni del tipo: "Eluana (Englaro ndp) vive una vita piena!"

C'è chi si schiera a favore di simili parole (ad esempio CL che di fatto governa la Lombardia) e chi (molti) le critica aspramente.
Il problema, nello specifico, è quello ormai ricorrente in Italia. E' la decontestualizzazione delle dichiarazioni. Proprio per questo mi sento di dare il mio sostegno a Roberto.
Dall'alto della sua sensibilità lui aveva detto: "Chi dice il contrario è un cretino. Eluana vive una vita piena. Prima l'ho vista al bar con le amiche a bere un cappuccino!" (*)


(*)Notate la battuta nella battuta. Sforzatevi...

martedì 27 gennaio 2009

Basta!

Come onorare il Giorno della Memoria?
Riabilitando (l'arcivescovo) Marcel Lefebvre!


Chissà quanti bei giorni passati son tornati alla memoria del cerebroleso biancovestito...

domenica 19 ottobre 2008

Trauer - Heuchelei (*)

E' morto il governatore della Carinzia.
Circa un vicino di casa.

Forse per questo, ieri, girando per Pontebs ho potuto vedere i placcati listati a lutto.
Gente scossa nel profondo, perchè lui sì che era un gran politico, lui sì che era un gran figo, lui sì che era un vero uomo.

Una vita all'insegna dell'esageratezza.
Nel pensiero politico, nei gesti, nella sfida del rischio.
Forse era esagerato andare ad una velocità più che doppia del consentito.
Forse era esagerato guidare con un tasso alcolico nel sangue più che triplo del consentito.

Forse sarebbe stato esagerato listare le foto in arcobaleno. Il nero va meglio sul loden.


(*) Lutto - Ipocrisia

sabato 12 luglio 2008

Mantova: muore di fatica

Dall'Unione Sarda, giovedì 10 luglio:

MANTOVA. Non è stato il caldo, ma la fatica del lavoro a stroncare la vita di Vijai Kumar, l'indiano di 44 anni clandestino in Italia trovato morto in un campo a Viadana, nel mantovano a fine giugno. Ad accertarlo sono stati i carabinieri. L'uomo si sarebbe sentito male il 27 giugno scorso sul campo dove stava lavorando ma il proprietario avrebbe dato ordine ad altri clandestini di spostarlo in un altro luogo (in modo che non si sapesse del suo status di lavoratore in nero), distante dal campo, accanto ad un filare di alberi dove poi i soccorritori, lo stesso giorno, lo hanno trovato ormai morto. Il titolare dell'azienda agricola presso cui lavorava l'indiano è stato denunciato a piede libero per omicidio colposo e multato di 90 mila euro per utilizzo di manodopera irregolare. Il titolare di una cooperativa viadanese che aveva fornito all'azienda otto lavoratori, oltre all'indiano morto, è stato denunciato per caporalato. Durante il blitz dei carabinieri e dei funzionari dell'ispettorato del lavoro sono stati trovati al lavoro altri tre extracomunitari impiegati in nero e un clandestino colpito da un provvedimento di espulsione mai ottemperato, subito arrestato.

Serve aggiungere altro?

sabato 28 giugno 2008

Robin Hood la minchia


Buaahahhahahahah ... buaahahahahahhaha ...buaaahahhahahah ...

...un aumento di un centesimo (0.01 €) al litro dei carburanti basterà a pagare la Robin Hood Tax per i petrolieri. Chi pagherà quindi la tassa della calzamaglia?...

buaahhahahahha ... buahahahahhahahah ... buaahhahahhahahahha.

giovedì 12 giugno 2008

Sauna pizza

Sia mo ufficialmente gli ultimi.
Ma gli ultimi degli ultimi.

Apprendo da Corriere.it che tre anni fa il nostro amato presidente del Consiglio si era fatto odiare dal popolo finlandese per una battuta (stranamente infelice) sulla loro cultura alimentare che aveva portato anche a tentativi di boicottaggio di prodotti italiani.
L’occasione è stata quella dell’inaugurazione della sede dell’EFSA, l’autorità Europea che si occupa della valutazione dei rischi relativi alla sicurezza alimentare umana e animale, dove il presidente del Consiglio aveva sostenuto la candidatura di Parma, mentre secondo lui la Finlandia ne sarebbe stata meno degna perché, asseriva Berlusconi, lì mangiano la renna marinata.

Da pochi giorni quei mattacchioni dei finlandesi (cresciuti ad hockey e death metal) per ripicca hanno commercializzato la "Pizza gusto Berlusconi" realizzata con una base di farine integrali e segale, cipolla rossa, funghi e naturalmente renna affumicata.

E con questa pizza sono stati capaci di vincere il primo premio al "New York Pizza Show" di marzo, battendo in finale proprio gli italiani.

Ci pigliano per il culo e vincono.
Come non adorarli...

ps: Giulio quando torni in Finlandia me ne porti una!

venerdì 23 maggio 2008

Passaparola

Viste le mie competenze informatiche mi sento come uno dei pirati della Silicon Valley.
Alla colonna di destra ho aggiunto il player per gli aggiornamenti settimanali di Marco Travaglio sullo stato dell'informazione (ogni lunedì).
E per farlo calzare con l'impaginazione ho dovuto riscalarlo modificando l'html.
Direi che ne è valsa la pena.

domenica 18 maggio 2008

Lutto Nazionale



Oggi purtroppo scompare Pietro Cascella, famosissimo scultore, tedoforo della tradizione italiana, degno erede di Michelangelo e Canova.

Tra le sue maggiori opere vorrei ricordare il Mausoleo di Arcore, fulgido esempio dello stile Assiro-Milanese.
Merito suo anche l'aver presentato al Nostro Presidente del Consiglio l'attuale Ministro dei Beni Culturali, e comunista redento, Alessandro Bondi (e da cui mi aspetto come minimo un giorno di lutto nazionale).

Il video l'avevo già postato ma in questo periodo di vacche magre il riciclo sta sempre bene.

giovedì 15 maggio 2008

Tu chiamale se vuoi coincidenze

Ormai (spero) il caso Schifani è noto a tutti.
E rinnovando la stima e il supporto (naturalmente dalla mia modesta cameretta) a Marco Travaglio lo cito (insieme a Peter Gomez) dal libro "Se li conosci li eviti":

"Schifani Renato Giuseppe (FI)
Segni particolari: [...] Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà con La Loggia.
L'operazione avrebbe previsto l'assegnazione dell'incarico ad un loro progettista di fiducia, l'ingegner Guzzardo, e l'incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio, La loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà, in funzione delle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate."

Leggendo queste righe mi rendo conto d'essere davanti a qualcosa di già sentito.
Piano regolatore.
Urbanistica.
Centro commerciale.
Ma chi è che conosco che le può legare tutte insieme?

Non preoccupatevi, indagherò!
Perchè queste cose non avvengono solo in Sicilia.
Succedono anche all'ombra delle pannocchie.


Naturalmente se diventerai Presidente del Senato ricordati di me.

martedì 6 maggio 2008

Dovrebbe essere il più assennato

Gli scontri e le contestazioni della sinistra radicale contro la Fiera del Libro di Torino sono molto più gravi di quanto accaduto a Verona.
Dietro l'aggressione di Verona non c'è alcun riferimento ideologico.

Dice il Presidente della Camera Gianfranco Fini.

Dal mio modesto punto di vista chi contesta gli scrittori israeliani alla Fiera di Torino è un povero idiota. Tralasciando il concetto di democrazia (che a chi pensa di supportare la causa Palestinese dovrebbe premere molto) che viene a morire nel momento stesso in cui non si vuol far parlare qualcuno, ritengo questi gesti totalmente sterili. Perchè criticare degli scrittori? (spesso i primi ad essere critici verso lo Stato di Israele). Non sono dei politici. E' come chi aggredisce la fiaccola olimpica. Che colpa hanno gli atleti? Volete criticare, manifestare, boicottare, tirare pietre? Fatelo contro i Governi. E assumetevene le responsabilità. Come fanno i bambini a Gaza. O i monaci in Tibet.

Un uliveto per una pietra.

Sempre dal mio modesto punto di vista però mi sento di rispondere al Presidente della Camera così: "Eh?"
Non c'è ideologia dietro l'assassinio di Verona?
E' meno grave l'assassinio di un ragazzo innocente?
Anzi, è meno grave l'assassinio di un ragazzo?

Spero solo che non sia già stato contagiato e domani ritratti dicendo che era uno scherzo.

lunedì 5 maggio 2008

Il fumo uccide

Non cercare di capire chi è diverso da te.
Uccidilo.

lunedì 28 aprile 2008

Marco Travaglio sull'informazione







So che tutti voi volevate vederlo e soprattutto ascoltarlo.
Se Beppe Grillo fa parlare Marco Travaglio ben venga Beppe Grillo.

mercoledì 16 aprile 2008

Yeah, Rock'n'Roll (Oggettivo)



Non entriamo nel merito delle elezioni, la politica è incontrovertibilmente soggettiva.
Parliamo di fatti. Fatti. Quindi oggettivi.

1. Come esperto di battute fraintese posso dire che questa è la più colossale scusa della storia. Soprattutto perchè a livello oggettivo si cita da solo (Uso criminoso...) e nemmeno lui sorride quando lo dice. Dice e dice il contrario nella stessa frase.

2. Enzo Biagi non se ne è andato dalla Rai per la buonauscita. Lo hanno allontanato. E ne ha soffeto tantissimo e lo ricordava in tutte le interviste. Naturalmente il contraddittorio offerto da un assente, oggettivamente morto, è perfetto per il Cavaliere.

3. Montanelli se ne andò dal Giornale per fondare La Voce. Qui ha ragione, l'editore (al momento dell'abbandono) era Paolo, il fratello di Silvio, succedutogli perchè tutti devono lavorare e, oggettivamente, il decoder terrestre non era ancora stato inventato. Un altro contraddittorio dall'oltretomba.

4. Sulla vicenda fra Montanelli e Berlusconi, Marco Travaglio ha scritto un libro, di 494 pagine. Tutte corredate di citazioni. La prefazione è di Enzo Biagi. Oggettivamente tre giornalisti comunisti.

5. A questo punto se fossi nel mio omonimo giornalista mi toccherei, oggettivamente, le palle tutto il giorno.

6. Per evitare fraintendimenti: l'etichetta "i miei eroi" (soggettivamente) si riferisce a Montanelli, Biagi e Travaglio.

ps: in fondo a destra ho aggiunto il manifesto dell'ultima iniziativa di donzauker.it , se volete fateci un giro, il collegamento è nella lista dei link.

martedì 15 aprile 2008

Dei commenti e del futuro



Seguono una serie di commenti a caso.

Se pensiamo che almeno così ci siamo affrancati da estremisti che portano all'ingovernabilità potremmo vedere il bicchiere mezzo pieno.
Mezzo pieno di piscio.
-Sunto di vari interventi su prontoallaresa.blogspot.com -

Ho votato un partito che ha raccimolato lo 0.6% di voti. Forse non capisco più il mondo in cui vivo.
-Commento di un cinquantenne-

Ritira i soldi che hai in banca che saremo la prossima Argentina.
-Il Totem-

La Destra ha totalizzato il 2.45% di preferenze.
-Ansa.it-

Nella sconfitta nemmeno il cugino senatore. Bloccato dallo sbarramento all'8%. Nel centrodestra.
-ilprins-

In Italia il crimine paga e ti fa eleggere.
-Los Angeles Time-

La Lega Nord ha totalizzato l'8.3%
-Corriere.it-

Compriamo del napalm e radiamo al suolo il Veneto.
-Commenti su www.donzauker.it -

Bisognerebbe tornare ai tempi di quello coi baffetti.
-Gente per la strada, la prima che sarebbe montata sui vagoni piombati-

Io Berlusconi non lo voterò mai.
-Tutti quelli con cui ho parlato-

In Sicilia vince il centrodestra.
-Iltempo.it -

Oggi la sinistra radicale sono un gruppo di culattoni vestiti da accattoni che cantano e vogliono la pace. A destra vogliono la gente al muro.
-ilprins-

Per ora non ho intenzione di uscire di casa.

domenica 13 aprile 2008

Domenica mattina

Sono le prime luci dell'alba. Tra pochi minuti dal monte della Abbazia di San Michele Arcangelo comincerà lenta e solenne la processione dei Misteri. Alle prime note della banda una incontrollabile emozione riga di lacrime i volti di migliaia di fedeli. Non sono solo pianti di dolore e di cordoglio per la Passione di Cristo, ma angosce accumulate, nodi e ansie che si sciolgono anche per chi devoto non è.
Il corteo processionale durerà almeno quattro ore lungo stradine e strettoie del paese e l'accompagnamento, soprattutto l'affetto, creato dalla musica della banda sarà indispensabile per abbandonarsi al viaggio, per non sentire la fatica, per vivere la morte come un mistero positivo.
Questo accade il Venerdì Santo di ogni anno a Procida, e analogamente in una moltitudine di paesi in tutto il sud Italia. (*)
Oggi invece è solamente domenica 13 aprile. E dalla processione di donne ogni anno più piccole e uomini curvi non per penitenza si stacca. Invece di girare a sinistra con i fedeli va dritto. Non varcherà il portale della chiesa di Pontebs ma quello della Scuola Media.
Oggi si vota. E nella cabina elettorale Stalin non ti può vedere.
Ma la cabina elettorale non è un confessionale. Nemmeno Dio ti può vedere.
Sei solo con te stesso, al cospetto di passato e futuro.
Non esistono vero e falso. Non è l'esame della patente. Non puoi essere bocciato.

(*)dal libretto dell'Album "Passione-Banda Ionica"

lunedì 3 marzo 2008

Tanto per la cronaca

Le Aquile-fvg, squadra di hockey di Pontebs, vincono a dir poco inaspettatamente la Coppa Italia. Portano così il trofeo in un paese con meno di 2000 abitanti e una lunga tradizione di ghiaccio.
In passato sono stato critico con la falsa novità dell'hockey a Pontebs con una tendenza allo "si stava meglio quando si stava peggio". Non voglio però che le mie critiche all'Amministrazione Comunale, giuliva sul carro dei vincitori, offuschino il valore dell'impresa di una squadra giovane e già capace di una simile vittoria. Di sicuro della teoria "Panem et circenses" i gladiatori non sono mai stati ideatori.
Forza Aquile.

E giovedì vado a gustarmi la sfida play-off col Cortina a bordopista.

sabato 16 febbraio 2008

Il fatto



"Non ho mai detto che Biagi dovesse andarsene. In Bulgaria rispondendo ad una domanda degli imprenditori italiani sono caduto in una ingenuità." Onorevole Silvio Berlusconi, venerdì 15 febbraio 2008, RaiUno

Non sapendo cosa pensare, dire o fare ho spento la televisione (perdendo così l'occasione di vedere il contraddittorio...ah no, non ci può essere).