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sabato 4 aprile 2009

Jackie Brown (le pagine successive)

"Non lo vuoi un bel cappello di paglia? Ehi, allora un paio di bermuda. Oppure una camicia hawaiana, che ne dici? Guarda, Louis."
Lo faceva diventare matto.
Aveva attraversato Burdine's con dietro Melanie che continuava a toccargli il braccio e dirgli di guardare i cappelli, le camicie, i costumI da bagno. Spinse la porta d'ingresso, si ritrovò fuori e per un attimo provò una sensazionne di sollievo, davanti alle file di auto parcheggiate nella luce del tardo pomeriggio. Cazzo, però adesso non ricordava dove avevano parcheggiato. Melanie non ci avrebbe messo molto a capirlo. Non era in questa fila proprio davanti all'ingresso, era due o tre file più in là, ne era quasi certo. A sinistra. Quando erano arrivati al centro commerciale Louis stava pensando al perchè erano lì, non si era preoccupato di memorizzare il posto dove avevano parcheggiato. Esci dalla porta sbagliata e sei nei pasticci. Nei centri commerciali la gente non fa altro che perdere la macchina. E' proprio per aiutarti che mandano in giro gli uomini della sicurezza su quelle piccole utilitarie bianche, le Jimmy GMC. Poteva aspettare che fosse Melanie a incamminarsi.
Ma lei non lo fece, stava aspettando lui."Non hai idea di dove abbiamo parcheggiato, vero? Cazzo, voi due siete proprio i cazzoni più grossi che abbia mai visto in vita mia... Come cavolo hai fatto a rapinare una banca? Sei uscito e ti sei messo a cercare la macchina? Faresti meglio a darmi il sacchetto, Louis, altrimenti finirai per perderlo."
Lui non disse niente.
"Io lo tengo e tu vai a prendere la macchina" disse lei. "Anzi no, così non funziona. Non sai dov'è."
Lui pensò di darle un pugno.
"oppure io vado a prendere la macchina" disse Melanie, parlando molto in fretta "usciamo di qui, dividiamo i soldi e ognuno va per la sua strada. Fanculo Ordell."
Un pugno in piena bocca.
"Okay, andiamo" disse lei. "E' da questa parte, Lou-is. Su, dammi la mano."
Lei allungò la sua, in attesa. Quando lui non la prese lei si incamminò e lui le andò dietro; raggiunsero la seconda fila poi attraverso le macchine fino alla successiva. Melanie proseguì per qualche passo di fianco alle auto parcheggiate e si fermò.
"E' in questa fila?"
"Sì, giù in fondo."
"Sei sicuro?"
Lui partì in quella direzione.
Lei disse: "Lou-is" fece dietro front e tagliò attraverso le macchine fino alla fila successiva.
Lui la seguì. Quando viveva a South Beach, qualche volta gli era capitato di bere parecchio e dimenticare dove aveva parcheggiato, poi gli era toccato andare su e giù per le strade cercando la macchina. Quel pomeriggio prima di andarla a prendere si era fatto qualche bicchierino. Melanie si fermò.
"Louis, sono davvero preoccupata per te, sul serio" disse. "Tu hai bisogno di qualcuno che si prenda cura di te." Riprese a camminare, dimenando il culo davanti a lui nella sua gonna bianca attillata. Stava per tagliare di nuovo attraverso le auto quando si fermò e si girò a guardarlo.
"E' in questa fila o nella prossima?"
"Questa" disse lui, senza preoccuparsi se fosse vero o no. Ne aveva avuto abbastanza.
"Sei sicuro?" disse lei.
"Non dire nient'altro, okay?" disse lui. "Ti avverto, tieni chiusa quella bocca."
Lei sembrò sorpresa, ma poi riprese la sua aria sfacciata e stava per parlare quando Louis sollevò di scatto la sua mano.
"Parlo sul serio. Non dire un'altra cazzo di parola."
"Okay, Lou-is..." disse Melanie.
E gli disse che di quel passo lui avrebbe passato la notte là a cercare la sua auto; tutto questo mentre lui si infilava una mano nella giacca per prendere la Beretta che gli aveva dato Ordell. Quando lei la vide si zittì. Sbiancò in viso. Ma poi, Cristo, ricominciò a parlare. Louis non sentì che cosa disse perchè proprio in quel momento le sparò. Bam. La vide rimbalzare addosso a una macchina. Bam. Le sparò di nuovo, per sicurezza e perchè gli faceva un bel effetto. E questo fu quanto. Raggiunse la sua Toyota, che era dove aveva detto lui, salì a bordo con il sacchetto e rifece la fila a marcia indietro. Arrivato al punto dove le gambe abbronzate di Melanie spuntavano dalle auto parcheggiate, Louis abbassò il finestrino. "Ehi, guarda" le disse "l'ho trovata" e uscì dal parcheggio. Una di quelle Jimmy bianche stava arrivando dalla fila di fianco.
Elmore Leonard: Jackie Brown, pagg 247-249

lunedì 30 marzo 2009

Jackie Brown


"Max osservava il camerino dal settore Anna Klein. Vide una donna che doveva essere Melanie, molti capelli e un gran culo, infilarsi dentro, uscire di nuovo e sparire, mentre lui tornava a concentrarsi sul camerino. La commessa entrò, restò dentro qualche minuto e tornò al bancone della cassa con dei vestiti, li mise dentro a due scatole e infilò le scatole in un sacchetto. Eccola arrivare, finalmente. Jackie indossava uno splendido vestito nero a manche corte. Aveva in mano la sua borsa da viaggio. La mise per terra dietro il bancone, si rialzò e iniziò a guardarsi intorno, dando il via alla sceneggiata: in preda all'agitazione si rivolse confusamente alla commessa, pagò i vestiti in contanti e prese il sacchetto al bancone. Qualche tempo prima Max aveva notato una giovane donna che sembrava aggirarsi nel negozio come fosse della sorveglianza, ma in quel momento non la vide, e nessuna delle donne che curiosavano tra gli espositori sembrava appartenere alle forze dell'ordine. Adesso Jackie si satava allontanando, sempre guardandosi intorno, ansiosa, mentre la commessa le diceva qualcosa. Jackie continuò a camminare. Max la seguì con lo sguado finchè non imboccò il corridoio e uscì dal suo campo visivo, diretta alla zona esterna del centro commerciale. Adesso la commessa era sola al bancone della cassa.
Toccava a Max.
Diciannove anni passati a trattare con gente che prendeva dei rischi incredibili. Se si fosse avvicinato a quel bancone avrebbe sentito come ci si sentiva.
Dopo, doveva tornare a casa e aspettare la telefonata di Jackie. Sarebbe venuta lei a casa sua o l'avrebbe incontrato da qualche altra parte. O forse non si sarebbe fatta viva subito. Se Nicolet si fosse messo in mezzo lei lo avrebbe dovuto affrontare, raccontargli la sua storia e insistere su quella. "Se tu fai la tua parte, io ce la posso fare" aveva detto lei. Dopodichè loro due sarebbero lentamente svaniti, scomparsi nel nulla.
Separatamente o insieme. Lei non l'aveva detto e lui non l'aveva chiesto. Ma poi? "Vediamo che cosa succede" aveva detto lei.
L'unica cosa che Max sapeva per certo, là in piedi vicino ai modelli di Anne Klein, era che lui ne era innamorato e voleva star con lei, e se per farlo doveva sospendere il suo giudizio l'avrebbe fatto, restando con gli occhi bene aperti. Se avesse visto che lei lo stava usando... Lui non lo credeva, ma se fosse stato così... Be', avrebbe dovuto affrontare la questione, giusto?
Al momento, mentre si lasciava alle spalle Anne Klein per raggiungere la commessa al bancone della cassa, stava cambiando la sua vita in meglio."
Elmore Leonard: Jackie Brown, pagg 245-247

domenica 21 settembre 2008

Irvine Welsh è tornato

Il sermone del tizio èstato il pezzo forte di tutto il movimento, garantito. Prima ho dovuto mettergli dentro un po' di benzina, però non così tanta che poi non era capace di parlare. Quando è andato vicino al leggio, traballando, nellacappella mortuaria, mi son detto che buttava male. "Salve" ha biascicato lui. "Contento di vedervi... un paio di vecchi amici... e un po' di gente che non conosco..."
C'è stato un silenzio mortale per davvero. Ma' di Kravy mi ha guardato un attimo. Era ancora scocciata che non si ritrovava la testa, quindi niente bara aperta. No, ho dovuto tenergliela nascosta: potevo mica fargli vedere i vermi che se lo mangiavano, povera donna. Però Jakey ci ha messo poco a imbroccare il passo.
"Più uno viene vecchio, e meno gli sconfinferamo 'ste cazzate qua da chiesa. Son tutte figlie della paura: quella paura che non sei stato abbastanza bravo da entrare nella squadra che ha vinto la coppa, e ti tocca di restare in una versione satanica di 'sto mondo qua. Ma Ally Kravitz, 'ste paure qui non le ha mai patite. Dicevamo ch'era uno spirito libero, ma per le pieghe del mio cazzo, cosa vuol dire? Io dico che era uno spirito del Fife" grida Jakey. che adesso pare che il vecchio non s'è mai staccato dal pulpito. Qua ho notato una lacrima che gli scendeva dalla guancia alla signora F.
Si vedono abbastanza sissì colla testa da spedire Jakey nel paradiso dell'oratore. "pensate a questa conte, che gli ha dato al mondo il capitalismo, eppure è stato uno dei primi posti che ha capito che il capitalismo era merda e gli è andato contro decisa. Mica come tutti quei glasvegiani manolesta con le loro menate dell'irlandesità, o quegli snob di Edimburgo conniventi cogli inglesi: questa contea è un microcosmo del vero spirito della Scozia. E Allister Kravitz, un ragazzo fiero, internazionalista, colla passione nell'anima, è stato, lo dichiaro, un microcosmo di questa contea maledetta, 'sto posto che potrebbe averci dentro nei suoi confini la chiave per la salvezza gobale come anche nazionale!"
Ma' di Kravy sorride fra le lacrime e adesso il posto è una fornace di emozioni. "Ora io voglio che pregate per l'anima di Ally Kravitz, specialmente se nel pregare non ci state troppo. Perchè il mio dio magari vi ascolterà! Il mio dio ce n'ha pieni i coglioni di sentir sempre le stesse voci: che gli chiedono la macchina nuova, o la casa, o il motoscafo, o l'aiuto per un'altra cazzo di guerra barbara schifosa!"
Qui rimbomba un boato nella cappella mortuaria. Perfino il Duca di Ferro c'ha una lacrima nell'occhio, giuro sullemie palle. Non vedo Call-Centre Comorton, ma son convinto che adesso come adesso lo stronzo revisionista tory sta tenendo la sua testa di cazzo più in basso del culo di un serpente. E Jakey intanto sempre a mille: "Il mio dio, cazzo, vorrebbe un po' di cambiamento, e vuol sentire da qualcuno che non vuole niente in cambio tranne quelle cosette che gridiamo, libertà, giustizia e uguaglianza!" Urla, dopo traballa un po', tira un sorso di Buckfast per calmarsi. "Porcoddionnipotente" sorride, "m'ero dimenticato che bello che è stare qua sul pulpito colla testa in giostra dalla notte passata e rafforzato con qualche gocciolino di questo elisir del diavolo. E' in questo stato-giusto a un pelo di cazzo dalla possessione demoniaca-che mi sento più vicino al nostro Salvatore, che sto parlando di Dio, non di quel culattone tiraseghe di Gesù. E come botta finale contro quei puzzoni merdalnaso di George Street, vorrei ringraziare Jason che m'ha dato occasione di far questo, di salire su un pulpito del Fife in onore di uno dei suoi figlimigliori, Allister Graham Kravitz. Porcalatroia, cazzo, caromio."
E scende, in mezzo a un applauso assordante, che tutti si alzano in piedi fino a quando ch'è uscito dalla cappella, mentre la bara va giù.

"Una testa mozzata", Guanda

lunedì 8 settembre 2008

Citando Jack Lond


"The proper function of man is to live, not to exist. I shall not waste my days in trying to prolong them. I shall use my time.”

Jack London

venerdì 22 agosto 2008

L'avvelenata



Ma s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni
credete che per questi quattro soldi, questa gloria da stronzi, avrei scritto canzoni;
va beh, lo ammetto che mi son sbagliato e accetto il "crucifige" e così sia,
chiedo tempo, son della razza mia, per quanto grande sia, il primo che ha studiato...

Mio padre in fondo aveva anche ragione a dir che la pensione è davvero importante,
mia madre non aveva poi sbagliato a dir che un laureato conta più d' un cantante:
giovane e ingenuo io ho perso la testa, sian stati i libri o il mio provincialismo,
e un cazzo in culo e accuse d' arrivismo, dubbi di qualunquismo, son quello che mi resta...

Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa,
però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia;
io canto quando posso, come posso, quando ne ho voglia senza applausi o fischi:
vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso...

Secondo voi ma a me cosa mi frega di assumermi la bega di star quassù a cantare,
godo molto di più nell' ubriacarmi oppure a masturbarmi o, al limite, a scopare...
se son d' umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie:
di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo...

Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,
io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso ed io uguale, negro, ebreo, comunista!
Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,
io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare!

Secondo voi ma chi me lo fa fare di stare ad ascoltare chiunque ha un tiramento?
Ovvio, il medico dice "sei depresso", nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento.
Ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro:
compagni il gioco si fa peso e tetro, comprate il mio didietro, io lo vendo per poco!

Colleghi cantautori, eletta schiera, che si vende alla sera per un po' di milioni,
voi che siete capaci fate bene a aver le tasche piene e non solo i coglioni...
Che cosa posso dirvi? Andate e fate, tanto ci sarà sempre, lo sapete,
un musico fallito, un pio, un teorete, un Bertoncelli o un prete a sparare cazzate!

Ma s' io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso,
mi piace far canzoni e bere vino, mi piace far casino, poi sono nato fesso
e quindi tiro avanti e non mi svesto dei panni che son solito portare:
ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!


Io non ascolto musica italiana.
Ma quando c'è da fare un'eccezione la faccio. Come per De Andrè. O Silvestri.
Grandissima canzone.
Mi ci riconosco tantissimo.

Scovata per caso, fra un articolo sulla censura in Italia e qualche pagina del suo libro (insieme a Loriano Macchiavelli) "Tango e gli altri".
Libro che, sull'Appennino fra carabinieri e partigiani, non fa rimpiangere giallisti più blasonati e forse un po' stanchi.

domenica 3 agosto 2008

Chi?

Oggi sul Corriere della Sera:

"Chi ignorantemente offende, diceva la nonna a Biagio Marin, ignorantemente si danna."

Per ora siamo in due a ricordare Biagio Marin, io e Claudio Magris.

mercoledì 11 giugno 2008

La morte ci sfida


"Una mano sbucò dal fumo e dalla confusione, afferrò la canna del fucile di David, glielo strappò di mano e lo scaraventò rumorosamente fra le panche, sui corpi degli zombie.
David girò su sé stesso e si ritrovò a fissare la faccia di suo padre. sembrava stranamente calma, a dispetto delle ferite e del sangue che sgorgava copioso. David riuscì ad estrarre il revolver dalla cintura e lo puntò su suo padre.
E rimase di sasso.
Non riusciva a premere il grilletto.
Tante volte aveva odiato suo padre fino al punto di desiderarne la morte, ma adesso, quando la sua vita dipendeva da quello-e tentò di dirsi che suo padre non aveva più una vera vita da perdere-non era capace di premere il grilletto."

Joe R. Lansdale

martedì 10 giugno 2008

Versus

Jean-Claude Izzo vs Massimo Carlotto
O meglio: Fabio Montale vs Giorgio Pellegrini.
La parola ai protagonisti dei libri.

Fabio: "Mi sentivo oppresso. E solo. Più che mai. Ogni anno, cancellavo dalla mia agenda gli amici che facevano discorsi razzisti. Trascuravo coloro che sognavano solo macchine nuove e vacanze al Club Med. Dimenticavo tutti quelli che giocavano al lotto. Amavo la pesca e il silenzio. Camminare sulle colline. Bere del Cassis freddo. Del Lagavulin, o dell'Oban, tardi nella notte. Parlavo poco. Avevo le mie idee su tutto. La vita, la morte. Il Bene, il Male. Andavo matto per il cinema. Ero appassionato di musica. Non leggevo più romanzi contemporanei. E più di tutto, mi facevano schifo i pavidi, i mollaccioni."
Giorgio: "Esattamente come il barese, che sfoggiava oro al collo e ai polsi, e sui mignoli unghie lunghe quattro centimetri. Un malavitoso di rispetto. Ma non era quello il mio modello. Il Veneto invece mi piaceva. Era un luogo di frontiera e tutti avevano la possibilità di costruirsi un futuro da vincenti. Bastava un po' di inventiva, voglia di fare e zero paura di metterlo in culo al prossimo. Primo della lista lo Stato e le sue tasse del cazzo."

Fabio: "Andai fino al lavandino. Avevo bisogno di guardarmi la faccia. Accesi la lampadina. Ciò che vidi non mi piacque. Il mio viso era intatto. Ma dietro di me... Il viso di Marie-Lou. Aveva l'occhio sinistro gonfio, quasi blu. Mi girai lentamente, tenendomi al lavandino. "Cos'è questa roba?". "Il mio magnaccia". La tirai verso di me. Aveva due lividi sulla spalla, un segno rosso sul collo. Si strinse a me, mettendosi a piangere silenziosamente. Il suo corpo era caldo. Mi fece un gran bene. Le accarezzai i capelli. "Siamo tutti e due in uno stato pietoso. Ora mi racconti."
Giorgio: "E tra le varie smancerie diventò la "nostra" canzone. La usavo come segnale quando avevo voglia di portarmela a letto. Che non accadeva spesso. Di una donna che non aveva intenzione di succhiarmelo e di farselo sbattere nel culo non sapevo davvero cosa farmene. Però aveva tante altre qualità, e visto che volevo sposarmela non ne facevo una malattia. Era dolce, premurosa, e non rompeva le palle. E in casa si dava da fare. Amavo la sua compagnia. Riempiva i buchi della mia vita. La notte. Il tempo libero. In coppia era più divertente. Capii finalmente perchè la gente si sposava e non persi tempo a parlarle di matrimonio."

Fabio: "Guardai i suoi figli. I lineamenti erano mosci. Nei loro occhi, sfuggenti, nessun lampo di rivolta. Amari dalla nascita. Avrebbero nutrito odio solo verso i più poveri. E per chi avrebbe tolto loro il pane. Arabi, neri, ebrei, gialli. Mai per i ricchi. Si capiva già come sarebbero diventati. Poca cosa. Nel migliore dei casi, autisti di taxi, come il padre. E la ragazza, shampista. O commessa al Prisunic. Dei francesi medi. Cittadini della paura."
Giorgio: "[...] "Ho intenzione di mettermi in politica, e La Nena potrebbe diventare il mio club". "Politica? Che tipo di politica?". "Moderata e destinata a governare" rispose ammiccando. "Rappresento un gruppo di commercianti e professionisti che per troppo tempo è stato costretto a stare ai margini della vita politica di questa città. Ma adesso il vento è cambiato e abbiamo intenzione di contare sempre di più. Qui e a Roma. Avrà possibilità di far conoscenze che le torneranno utili per inserirsi completamente nel tessuto cittadino. Cosa ne pensa?". "A parole sembra un piano perfetto".

Estratti da "Casino totale" di Jean-Claude Izzo e "Arrivederci amore, ciao" di Massimo Carlotto. Entrambi pubblicati da e/o.

Chi vince?

domenica 18 maggio 2008

Joe R. Lansdale

Leggendo l'ulteriore romanzo di Joe R. Lansdale mi son ritrovato a ridere come uno scemo.
Ancora.

Questo texano classe '51 è un genio, e me lo ricorda in ogni suo libro.
Oggi l'ha fatto a pag.49 di "Bad Chili", una delle avventure della coppia di "detective" Hap e Leonard. Una coppia direi non proprio ortodossamente assortita: il primo è bianco, liberal ed ex hippie, il secondo è nero, repubblicano e gay. Ed insieme sono capaci dei dialoghi più assurdi.

Mi avvicino tenendo il pestafroci al fianco...
-Pestafroci?
-Scusa, mi è scappato. Senza offesa, esclusi i presenti, eccetera. E dico:"Sono Leonard Pine, e tu scopi con il mio ragazzo".
-Caspita, che originale.
-Mi sarebbe piaciuta una battuta migliore, ma questo è quel che ho detto. Cazzo-di-Cavallo mi spara un gancio destro, io gli pianto il bastone nel braccio, poi gli dò un bel colpo in testa, così forte che scommetto che il suo cane, a casa, deve aver sparato uno stronzo a forma di Gesù in preghiera.

Non credo serva aggiungere altro!

domenica 2 marzo 2008

No Country For Old Men

Finito di leggere appena in tempo il libro di McCarthy (se volete sotto i link a destra ho messo la progressiva dei libri di quest'anno) e giusto dopo gli Oscar vado a vedere il film dei fratelli Cohen.
Una figata. Punto.
Di cosa parla? Com'è l'interpretazione? E le scelte registiche?
Spendete 5 euri e antatevelo a vedere.

Curiosità: titolo del film? "Non è un paese per vecchi", età media spettatori in sala? "60 anni"

lunedì 25 febbraio 2008

American Psycho, pag175

"...in specie nel caso No Jacket Required e grazie a canzoni quali In The Air Tonight e Against All Odds (benchè questo pezzo sia stato surclassato dal magnifico film dalla cui colonna sonora è stato tratto) e Take Me Home e Sussudio (grandissima canzone; la mia preferita) e al remake di..."

Patrick Bateman

domenica 11 novembre 2007

Joseph Wambaugh

Dice di lui:

"Sono assolutamente convinto che Joseph Wambaugh sia il migliore. E' lui lo scrittore da cui sono stato maggiormente influenzato". James Ellroy

E credo che Ellroy non abbia bisogno di presenrazioni.
Per quanti invece non sapessero chi è Wambaugh sappiate che oltre ad aver conseguito due lauree (di cui una in letteratura inglese) è stato sergente investigativo dell' LAPD per quattordici anni.
E proprio grazie alla sua esperienza è stato cantore della famigerata polizia di Los Angeles tra epopea e pettegolezzo da strada.

Il primo libro è "I ragazzi del coro" (1975), e raccoglie le storie di dieci poliziotti che la notte si riuniscono al parco MacArthur per bere, insultarsi, organizzare orge e celebrare come gesta epiche o comiche le disavventure del loro turno di servizio.

Il secondo è "Hollywood Station" (2006, su insistenza dello stesso Ellroy), e narra, con una nuova storia corale, la vita degli agenti di pattuglia della Divisione Holliwood dopo gli scandali King e Rampart da cui l'LAPD è uscito con le ossa rotte.

"-Solo che non erano ragazzi turbolenti.
-Cosa vuole dire?-disse il tenente, cercando di esaminare la faccia del sergente, che aveva fumato quasi tutta la sigaretta senza mai toccarla con le mani.
Nick Yanov fissò le anatre addormentate nello stagno tranquillo e disse:-Erano semplicemente dei poliziotti. Ragazzi piuttosto comuni. Magari un po' più soli degli altri. Forse si riunivano in branco quando si sentivano più soli del solito. O avevano paura.
[...] Infine il tenente disse:-Degenerati suicidi. Assassini ubriachi. Frequentatori di prostitute. Probabilmente drogati. Sergente, ragazzi così cercherebbero di sedurre una monaca di ottant'anni. O di romperle un braccio.
-Può darsi,-disse Nick Yanov soffiando una nube di fumo dal naso. La sigaretta brillò nel buio.-Ma non le ruberebbero il portafogli.
-E' questo quanto si richiede a un poliziotto, Yanov? E' tutto qui quello che fa un buon poliziotto?
-Non lo so tenente. Davvero, non so cosa fa un buon poliziotto. O un buon tizio qualunque." pagg414-415 I ragazzi del coro

"Fausto Gamboa era al volante della sua autopattuglia quando udì il nauseante allarme "Agente a terra" [...]
-Cristo!-disse.-E' una delle ragazze. Lo sapevo. Lo sapevo, io.
-Spero che non sia Mag,-disse Benny Brewster, che aveva passato quasi tutto l'ultimo mese di turni assieme a Mag Takara.
Fausto gli mollò un'occhiataccia e si sentì invadere dalla rabbia. Come faccio a dargli torto, a Benny Brewster, se spera che è Budgie? pensò poi. Io spero che sia Mag.
[...] -Un poliziotto bianco che prende a calci in pancia un nero tratto in arresto. Il loro obiettivo non solo di far licenziare l'agente Turner, ma anche di mandarlo sotto processo [...]
Benny Brewster, il vecchio collega di Mag Takara, l'unico nero del turno serale e in quella stanza, fatta eccezione per un sergente del turno di notte aveva qualcosa da dire in proposito? [...] -Fossi stato io ad arrivare per primo, invece di Turner, avessi visto io quel che ha visto lui, a quest'ora sarei dietro le sbarre. Perchè avrei tirato fuori la mia calibro 9 e gliel'avrei svuotata in corpo, a quel pappone. Quindi adesso sarei in galera" pagg192 e199 Hollywood Station

Mi piace? A chi non li legge tolgo il saluto...doh.

venerdì 9 novembre 2007

Elmore Leonard

Iniziamo a giustificare la latitanza con una doppia recensione.
I libri sono "Tishomingo Blues" e "Mr Paradise" ed entrambi sono dello scrittore di New Orleans Elmore Leonard (di lui ho già parlato in un post precedente).

Il primo narra la vicenda di Dennis Lenahan, tuffatore professionista e testimone di un omicidio. Per uscire dai guai dovrà muoversi con mille acrobazie fra ricostruzioni della Guerra Civile, spacciatori di droga ed estremisti di destra nel profondo Mississippi.

Il secondo invece parla dell'assassinio di un ricco avvocato di Detroit che lascia dietro a sé un tuttofare senza scrupoli, un astuto maggiordomo ed una modella coinquilina di una squillo da 900 dollari l'ora. Indaga il detective Frank Delsa.

La narrazione, come in tutti i Leonard, è agile ed asciutta con i dialoghi più realistici di sempre. Sono entrambi libri che se hai un po' di tempo ed una poltrona comoda leggi in un giorno.

Dicono di Leonard:
"Se riuscite a leggere i primi due paragrafi di Tishomingo Blues senza poi proseguire, chiamate il medico. Forse siete morti." Donald E. Westlake
"Elmore Leonard è stato il primo autore di romanzi che mi abbia davvero parlato" Quentin Tarantino
"Il miglior dialoghista." Stephen King

Vediamo se vi vien voglia di leggerli:
"Guardò gli occhi di lei, castani, occhi da camera da letto. Cazzo..." pag90 T.B.

"-Vince sempre lui.
-Che c'è di male?-Robert sorrise ancora.-L'hai mai vista quell'intervista a Miles Davis, col tipo che gli chiede: "E a quel punto comincia il momento più basso della sua carriera, quando faceva il pappone" e Miles, con quella sua voce, gli fa: "Che c'è di male?"" pag91 T.B.

"-Forse non tifano Tigers, visto come giocano ultimamente, ma di sicuro seguono l'hockey e tifano Wings, perchè i Wings giocano bene e vincono, almeno fino all'anno scorso. Metti che stasera vado alla Joe Louis Arena, ché c'è Wings contro Toronto Leafs, e cerco due tipi coi berretti dei Tigers, D arancione e tutto...Sono sicuro che li trovo.
-Dài, stai scherzando.
-Sì, ma quando li becco, la prima cosa che gli chiedo è se stasera erano alla partita. Poi ti faccio sapere." pag125 Mr P.

"-L'età reca con sé la saggezza.
-L'età, e nove anni di gabbio.
-Be', hai imparato che il crimine non paga.
-Che mi tocca sentire...-fece Lloyd-Tu non sai un cazzo. Pagava eccome, il crimine, quando facevo le rapine per conto mio. Appena mi son preso un socio, mi hanno beccato." pag136 Mr P.

"Delsa:-Abbiamo orari diversi, eh?
Lei aveva posato il giornale.
-Ho vissuto con una squillo per due anni, e avevamo orari molto diversi. Se vogliamo vederci, Frank, un modo lo troveremo. O no?" pag181 Mr P.

Mi piace? Cazzo...

venerdì 21 settembre 2007

Mani sporche. Incontro con Marco Travaglio

Oggi sono andato a Pordenone.
Senza sbagliare strada.
Ho trovato anche subito parcheggio. E anche il tendone in Largo San Giorgio.

L'avevano fatto anche altre 500 persone prima di me.
Sono rimasto in piedi fuori dal tendone.
Ma almeno io Travaglio lo vedevo mentre parlava.

Forse sull'onda dei V-Day Grilliani. Forse perchè Travaglio è giornalisticamente irresistibile.
O forse perchè la gente vuol sentire un po' di verità.
Fatto sta che c'era tantissima gente, capace di star zitta per almeno un'ora.
Tralasciando i due vecchi alla mia sinistra che dovevano sottolineare ogni intervento con un commento personale. Inutile. Qualunquista. Insopportabile.

Travaglio, questo pomeriggio, ha parlato un po' del suo prossimo libro (appunto "Mani sporche"), del polverone suscitato sui mezzi d'informazione e nel mondo della politica dal V-Day e dell'attualità rivoltante in cui siamo immersi.
Il top è stato raggiunto quando ha risposto all'unica domanda che gli è stata rivolta. Chi lo interrogava lo ha criticato dicendogli che i fatti di cui parla sono opinabili e che fondamentalmente ci ha intrattenuto con della fuffa per tutto il tempo.
Vi lascio immaginere la risposta.
L'ha smontato.

Se vi interessa, "Pordenonelegge" continua fino a domenica.

Al ritorno non trovavo dove avevo parcheggiato l'auto. E mi sono un po' perso in mezzo ai campi.

Adoro i piani ben riusciti.

martedì 4 settembre 2007

Le voci del bosco

Dell'autore; Mauro Corona, ne voglio parlare un altra volta, magari dopo averlo "conosciuto" meglio.
Di certo su di lui sono state dette e scritte un sacco di stupidaggini.

Il libro è estremamente snello e facile da leggere (un'ora circa) ma per comprenderlo spesso mi son trovato a dover rileggere alcuni passi più volte.
Mi piace il suo modo di scrivere, asciutto, con le parole misurate, ognuna con un significato voluto.
Si capisce che fra i mestieri che svolge di giorno in giorno c'è anche lo scultore. Il mestiere di che deve togliere, sottrarre, per liberare l'essenza della materia.
Si capisce che è un uomo di montagna, nato in montagna, abituato alla salita come filosofia, che chi vive in pianura non può concepire.
Si capisce che per lui ha riservato il carpino, il legno più duro, che ha sofferto, nodoso e che d'inverno però riscalda più degli altri.

Mi piace? Vorrei essere un larice, ma.....

lunedì 3 settembre 2007

L'allenatore

Premessa
E' il primo libro di John Grisham che leggo (avevo iniziato "Il socio" ma mi ricordavo troppo il film). L'ho letto in mezza giornata.

Se volete la trama ve la leggete qua. Vi basti sapere che l'allenatore della squadra di football della cittadina di provincia sta per morire. I suoi ex giocatori si ritrovano per l'attesa. Fra loro c'è Neely Cranshaw, il quarterback dalla carriera stroncata da un infortunio.

Oltre all'abbondare di terminologia tecnica, magari ostica ai profani, il libro è farcito di colazioni ai Diner Cafè, birra e pistolotti sul sacrificio e sul sudore in campo che porta a risultati anche fuori. C'è poi tutto il campionario umano degli ex giocatori: il banchiere, il criminale con la facciata pulita, il galeotto, l'omosessuale con la libreria e appunto il quarterback che vende case perchè la carrierea è finita al college.
Uno pochi libri di Grisham senza avvocati, così semplice da essere, secondo me, favoloso.

"Più era grosso e meglio era. Nelle esercitazioni di placcaggi, quando le cose non gli andavano a genio, [...] si catapultava in un tackle difensivo contro qualcuno quindici chili più pesante di lui e in tenuta da gioco completa. [...] Amava la violenza del football e la esigeva da tutti i suoi giocatori." pag25

"Scotty Reardon era un giocatore di special team del secondo anno che in quell'agosto pesava sessantacinque chili, ma, al momento dell'autopsia ne pesava cinquantotto. Durante il terzo giro di gradinate, era stramazzato fra la terza e la quarta fila della tribuna di casa e non aveva più ripreso conoscenza. [...]
I ragazzi avrebbero raccontato come Rake aveva tenuto in grembo la testa di Scotty mentre attendevano entrambi un'eternità di udire una sirena." pag54

"-Odiavo te, e questo mi faceva odiare il football.-
-Ecco qui.-
-Era sciocco. Uomini adulti che piangevano per una sconfitta. [...] Ragazzi diciasettenni idolatrati al punto da convincerli di meritare di essere idolatrati. Due pesi e due misure: se un giocatore di football copiava ad un compito, tutti si facevano in quattro per proteggerlo. Ma se a barare è uno che non gioca, si becca una sospensione. Tutte quelle stupide ragazzine che non vedono l'ora di darla a uno Spartan. Tutto per il bene della squadra. Messina vuole che le sue giovani vergini si sacrifichino per i grandi campioni di casa. Oh quasi dimenticavo. Le Pep Girls! Ogni giocatore ha la sua piccola schiava personale che il mercoledì gli fa i biscottini, il giovedì gli fa trovare lo spirit sign posizionato sul prato di casa, il venerdì gli lucida il casco e il sabato...che cosa gli offre il sabato, Neely? Una sveltina?-
-Soltanto se lo vuoi.-" pagg121-122

"Sono rari gli allenatori capaci di sollecitare i propri giocatori al punto di passare la vita agognando la loro approvazione. [...]
E sono rari gli allenatori capaci di enfatizzare ogni insuccesso quando la gara appartiene ormai a un lontano passato. Quando i medici lo avevano informato che non avrebbe più potuto giocare, la sensazione di Neely era stata di aver deluso le ambizioni che Rake coltivava per lui. Quando il suo matrimonio era fallito, gli era parso quasi di vedere il cipiglio di disapprovazione di Rake. Quando la sua attività immobiliare si era assestata in un tran tran privo di obiettivi chiari sapeva che, se gli fosse stato a tiro, Rake non gli avrebbe risparmiato una reprimenda. Forse la sua morte avrebbe ucciso il demone che lo tormentava, ma lui aveva qualche dubbio." pagg130-131

Mi piace? Vado a rivedere "Friday Night Lights" e "Ogni maledetta domenica".

Ti prendo e ti porto via

Con questo libro è iniziata la mia operazione Robin Hood.
Rubo i libri a chi ce li ha e non li legge e li dono a me stesso.

Di Niccolò Ammaniti avevo letto un racconto in un'antologia e tre racconti trasposti a fumetti. In ognuno di questi casi ho detto che figata. Dopo aver letto questo dico che figata. La trama se volete la trovate qua.
Mi concentro invece su tre episodi che secondo me servono al meglio a descrivere la follia dei personaggi immersi nella banale provincia italiana (direte: ti ci trovi bene, sei di Pontebs! rispondo: certo).

Il padre di Pietro Moroni. Contadino silenzioso e dedito all'alcol e agli schiaffi alla moglie. Dopo aver guardato in TV un documentario sull'antica Roma decide folgorato di costruire una catapulta. Il vicino di casa in seguito a screzi per un terreno gli giustizia l'asino. Il vicino di casa si vede sfondare il tetto della casa da un proiettile esplosivo. E' la carcassa dell'asino scagliata con la catapulta che ridipinge le pareti di rosso.
Il fratello di Pietro Moroni. Pastore metallaro che pascola le pecore con chiodo e cuffie. Porta in città la ragazza (inguardabile in viso ma dal telaio notevole) a fare shopping e poi in pizzeria. A cena, per dimostrare gli ottimi acquisti che ha fatto (lui, per lei non c'era tempo) e cioè una pistola ad aria compressa e un paio di anfibi, si spara da solo al piede. La pistola era ottima, gli anfibi meno visto che finisce all'ospedale.
Graziano Biglia. Quarantenne ossigenato, chitarrista di flamenco, spacciatore occasionale, detentore della Coppa Rimorchio conquistata a Riccione concludendo con 300 donne in una estate. L'unico a far capitolare la prof di italiano. Salvatore di Pietro Moroni da due bulli con delle mosse di kung fu da film anni '70 e dispensatore di filosofia new-age. Io sono come un albatros...

Oltre a questi ci sono altri diecimila stereotipi, i poliziotti ignoranti, il guardiano della scuola che va a mignotte, la vicepreside virago e il preside pupazzo, i pariolini figli di papà, la miglore amica bellissima e ricchissima, l'aspirante velina e Pietro Moroni. Il vero protagonista, un ragazzino delle medie non adatto al mondo che lo circonda, affascinato da insetti e dinosauri.
Leggetelo

Mi piace? Abito a Pontebs e le mie storie le conoscete.

venerdì 31 agosto 2007

Congratulazioni

Sottotitolo: "Hai appena incontrato la I.C.F. (West Ham United)"

Questo è il biglietto da visita che gli Hooligan dell'ICF lasciavano sulle vittime dei loro scontri. ICF sta per InterCity Firm cioè la banda dell'intercity, i treni con cui andavano in trasferta. Il libro scritto da Cass Pennant, diretto testimone e spesso protagonista di quei giorni, narra grazie alle testimonianze dei protagonisti le vicende di una delle più famose bande degli anni '70 e '80.
La trama, o se lo volete comprare senza vergognarvi perchè entrare in libreria, la trovate qui.
Non giudico le gesta, dico solo che erano dei folli, ma leggendo le pagine il libro fa veramente paura. Paura perchè verrebbe voglia di essere stato almeno una volta con loro, magari sul traghetto per l'Olanda, solo per aver le spalle coperte da uno dei ragazzi.
Se non sapete leggere questi segni per voi non hanno senso, se non ne avete voglia lo faccio io per voi. E come al solito riporto:

"Il Taff urla e, mentre solleva la testa, qualcuno gli stampa uno stivale dritto in faccia." pag11, prologo

"Gli uomini su quell'autobus ricordavano esattamente come andavano le cose negli anni Settanta e Ottanta, quando il rischio di farsi prendere a calci in testa ad una partita di football era estremamente reale, eppure il gioco valeva assolutamente la candela. Sicuramente giorni pazzeschi, giorni di follia che alcuni però considerano i migliori di sempre.
C'era qualcosa di speciale nel far parte della ICF. Qualcosa di più dell'essere il miglior gruppo o banda. Che cos'era a darci quella reputazione che ci distingueva dai nostri rivali? Una volta giunto a completare questa storia straordinaria, avevo trovato la mia risposta: il carattere. Una tempra della miglior qualità, valori vecchio stampo e un senso di lealtà ormai in via d'estinzione nel mondo d'oggi. Quel carattere imbottigliato, sarebbe senza prezzo. Ebbene, la ICF era impregnata di caratteri come questo." pag14, introduzione

"Quello fu il giorno che vidi per la prima volta il biondo Bill Gardner. Era là, in prima linea con il suo caratteristico giubbotto, che colpiva con un giornale arrotolato i tizi del City [...] i tifosi del City andavano a piagnucolare dalla polizia ma ogni volta che un annoiato Old Bill andava da lui a controllare, Gardner non faceva altro che srotolare il giornale e rimettersi a leggere. Era uno spasso da vedere." pag198

"Si aprì un altro grosso varco dove gli Arsenal che si erano riorganizzati stavano ritornando verso di noi. Proprio a questo punto, qualcuno lanciò una bomba fumogena proprio davanti ai Gooners. Vi assicuro, era come il fottuto Vietnam, una nuvola di fumo arancione che soffocava tutto il North Bank. Fortunatamente, dove eravamo noi l'aria era pulita. Gli Old Bill non riuscivano a vederci e i Gooners arrivavano accecati attraverso il fumo. Per noi, era come Natale. Gruppetti di Arsenal arrivavano verso di noi tossendo e ansimando, senza capire dove cazzo si trovassero. Vennero semplicemente massacrati, visto che potevamo beccarli senza alcuna difficoltà." pagg 215-216

"Per noi, il Brit era il punto di ritrovo. [...] Il Britannia era di Frank Lampard. Il Brit era un piccolo pub di periferia ai confini tra Plaistow e Stratford che interessava solo alla gente del luogo, fino a quando si sparse la voce che era di proprietà di un giocatore. [...] Gli altri giocatori ogni tanto passavano a salutare, così alcuni dei clienti abituali erano diventati abbastanza noti anche ai giocatori.
Quella familiarità portò a qualche incontro imbarazzante sul campo il giorno della battaglia. [...]
Frank Lampard a colloquio con Andy Swallow:
Frank: -Andy, perchè non fate un favore a tutti e uscite dal campo?-
Andy: -Cazzate. Sto facendo una figura sicuramente migliore della tua-.

Tony Cottee rivolto a Bill Gardner:
Tony: -Che ti prende? Che diavolo vi prende a tutti quanti?-
Bill: -Te lo dico io. Tutti questi ragazzi vogliono vincere più di quanto lo vogliate voi.-" pagg264-265

"Ci raccontò più tardi che l'intero carico del treno era sceso e si era diretto su per le scale, verso l'uscita, saltando e gridando: -Guerra!- Poi si era sentito il ruggito della nostra banda e la cosa successiva che ricordava era l'immagine degli stessi tizi di prima che scendevano lentamente le scale, tutti pesti e sanguinanti." pagg336-337

"Molto calcio, siamo inglesi, molti calci, siamo l'ICF" quarta di copertina

Il libro poi non è solo questo, parla della musica del periodo, dell'evoluzione delle mode e dei modi di vestire dei tifosi, dei problemi per i tifosi neri nelle bande, problemi che ha vissuto lo stesso Pennant in prima persona.

Per fortuna i miei amici sono stati Dean, Daniele, Denis Junior, un altro Daniele.....se avessi conosciuto Bill Gardner, Andy Swallow, Mick "Ramsgate" Morgan magari sarebbe stato diverso.

Mi piace? Ho ricopiato l'intero libro...

martedì 21 agosto 2007

Ballando nudi nel campo della mente

DNA, PCR, LSD, OJ, HIV, AIDS, sono solo alcune delle sigle che troverete in questo, secondo me, favoloso libro.
Scritto da Kary Mullis, Nobel per la Chimica nel 1993 e figura alquanto stravagante nel mondo posato della scienza. Evito ancora di scrivere il riassuntino dell'opera, se volete informatevi qui o leggetelo...che è meglio!
Vi introduco però alcune spiegazioni e alcune citazioni che secondo me servono sicuramente di più per incuriosirsi.
DNA: beh sporo sappiate tutti cos'è...
PCR: Polymerase Chain Reaction, scoperta da Mullis è la tecnica che ha rivoluzionato chimica e genetica, portando alla decifrazione del dna stesso, ad applicazioni industriali, all'evoluzione dell'indagine forense (avete presente CSI ?), e chi più ne ha più ne metta.
LSD: Berkeley, anni '60, contestazione, devo aggiungere altro? descrizioni di bei trip.
OJ: come OJ Simpson, ancora indagine forense.
HIV e AIDS: chi dice che il primo causi il secondo? A quanto sembra non ci sono prove scientifiche per questo, o almeno è quanto sostiene Kary, informiamoci!

Naturalmente non parla solo di scienza, anzi. O magari lo fa ma imbastardendola con tutto quello che gli passa per la mente.
Astrologia, anniversari importanti, quello che mangiamo, rapimenti da parte degli alieni, svariate mogli e figli, surf, spiaggia, stare nudi...

"Si sarebbe diffusa in tutti i laboratori di biologia del mondo. Sarei diventato famoso: avrei vinto il Nobel." pag13

"-Congratulazioni, dottor Mullis, Ho il piacere di annunciarle che le è stato assegnato il premio Nobel.-Lo prendo!-risposi d'impulso. Sapevo che non aveva senso, ma non volevo che ci fossero dubbi." pag25

"Per dare qualcosa da fare a Jeremy (il figlio n.d.prins) durante le vacanze, calcolai la sua età in giorni, e gli suggerii di tenere il conteggio sul calendario. Dopo aver riflettuto un istante, Jeremy proclamò che ero un perdente e , purtroppo, anche uno sfigato.
A Jeremy non piacciono i numeri." pag145

"Io sono nato alle 17:58, ora di Greenwich, del 28 dicembre 1944 a Lenoir, Carolina del Nord. E questo vi fornisce più informazioni su di me di quelle che potete trovare in questo libro." pag161

"Avevo annientato la mia personalità. Non avevo preferenze. Non riconoscevo il mio corpo. [...]-Ti ricordi cos'è una poesia?-Mi chiese. Ricordavo qualcosa, ma in modo molto remoto.
La mattina dopo cominciò lentamente a tornarmi la memoria. [...]Ma perdersi a quel modo non era stato affatto divertente." pag179

Mullis dixit: "L'assegnazione del Nobel mi ha permesso di dedicarmi con regolarità al mio hobby preferito: il surf tra le onde del Pacifico."

Mi piace? Voglio averlo come professore, anche per il doposcuola

Aggiungo una riflessione di Mullis a proposito del suo piano astrale che mi ha fatto pensare. Calcolando a dovere TUTTE le variabili governate dalla posizione di TUTTI i pianeti del sistema solare (come fa ad esempio la marina per le maree, la navigazione o per le variazioni climatiche) al momento della nascita sembra che (a suo avviso) ci sia molta differenza se la tua vita è governata dal Toro o dall'Ariete (io non ci credo, ma...).

"Un Toro percepisce la propria solidità fisica, si prende cura delle cose, non fa molto affidamento sugli altri perchè sa che non è il caso di fidarsi troppo. Se ha senso dell'umorismo, si tratta soprattutto di ironia. Ed è una persona stabile, una vera roccia: non prega, perchè sa che niente può cambiare. Ma crede."
"Un Ariete può essere intraprendente, ma non ha altrettanta forza. Si impegna in cose nuove, nasce solitario ed è un solitario. Si sente responsabile di tutto quello che succede, e può essere anche troppo rigoroso, dato che non c'è nessuno che lo controlli. Assume rischi, prega, ma non crede."

Per nascere Ariete sono nato di otto mesi, nell'ultimo giorno disponibile...


Non centra niente ma un abbraccio a Luchetto mio e Stefania, mi dispiace tanto.




lunedì 20 agosto 2007

47 Ronin

Avendola raccontata già a qualcuno, e ieri sera ancora una volta (con piacere) , la scrivo per chi la volesse conoscere.

La storia dei 47 Ronin è diventata nel tempo il più alto esempio di lealtà ed eroismo che il Giappone ricordi, capace secondo me di valicare i confini e farsi conoscere ed apprezzare in tutto il mondo.
E' una storia di non-avvenimenti, la storia di un'attesa, l'attesa della vendetta e dei suoi dubbi implacabili, dello spalancarsi nel cuore umano di un abisso, l'abisso della decisione fra lealtà e tradimento, onore e viltà, giustizia e iniquità.
Nel 1701 il Signore Asano Naganori si suicida per ordine dello Shogun su istigazione del ministro Kira (che aveva oltraggiato senza motivo Asano Naganori) e il clan di En-Ya viene sciolto.
I samurai del clan ora sono dei semplici ronin cioè dei samurai senza padrone, e senza una guida si disperdono.
Comincia quindi il racconto della vita delle singole straordinarie figure di questa storia. Oishi Guranosuke, capo dei samurai del clan, che simula l'abbandono della propria moglie e la discesa nell'abiezione del sesso per indurre il ministro Kira ad abbassare la guardia e cadere in trappola. L'anziana madre di Hara Mototochi, che si suicida affinchè il figlio, nel momento del pericolo, non sia indebolito dal pensiero di lei. Akaigaki Masakata, il samurai ubriacone, soprannominato "l'uomo con la fiasca di sake", che invece è un guerriero dallo spirito immacolato e dall'inflessibile lucidità mentale.
La vita che si sono scelti è solo arte della dissimulazione. Ad un anno esatto dall'oltraggio subito i 47 Ronin fanno irruzione nel palazzo di Kira e vendicano nel sangue l'onore del loro Signore.
Contrariamente a quello che avviene al cinema questa storia cammina sulla via della Rettitudine e della Giustizia e l'epilogo possibile è uno solo.
Portata a termine la vendetta i Ronin praticano seppuku morendo onorevolmente.
Solo uno rimase in vita per ordine dello Shogun,il più giovane, Terasaka Kichiemon, al fine di tramandare la memoria del gesto dei suoi compagni e di onorarne degnamente le sepolture.
Prima di morire Oishi Guranosuke scrisse una poesia che ben esprimeva i loro sentimenti:

La vera felicità
è quella di portare sempre a termine i propri progetti
Allora la nostra volontà brilla,
trapassando lo spessore terrestre dei nostri corpi
Come la luna che splende,
lasciata libera dalle nuvole sacre


Note: il libro da cui ho riarrangiato brevemente la storia è quello di G. Souliè de Morant, Luni Editrice. C'è poi il film giapponese del 1941 "I 47 Ronin" (titolo originale Genroku Chushingura) di Kenji Mizoguchi con Yoshizaburo Arashi e Utaemon Ichikawa. La storia viene poi ripresa in "Ronin" di John Frankenheimer (1999) con Robert De Niro e Jean Reno